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domenica 11 ottobre 2015

COME HENRY KISSINGER HA CONTRIBUITO A CREARE IL NOSTRO MONDO "PROLIFERATO"

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DI GREG GRANDIN
Lo Scià dell’Iran Mohammad Reza Pahlevi era la sola persona che Henry Kissinger avesse lusingato più del presidente Nixon. Nei primi anni ’70 lo Scià, che sedeva su un enorme quantità di petrolio dal prezzo in continua ascesa, e figura chiave dei piani di Nixon in Medio Oriente, voleva accreditarsi presso quest’ultimo come un interlocutore credibile. Si aspettava che il suo paese venisse trattato con lo stesso rispetto mostrato da Washington verso altri alleati chiave della Guerra Fredda, come la Germania Ovest e la Gran Bretagna. Il lavoro di Henry Kissinger come Consigliere Nazionale della Sicurezza e, dal 1973, come Segretario di Stato, era quello di lusingare lo Scià per farlo sentire come se fosse veramente il “re dei re”.


Leggendo i dispacci diplomatici non è difficile immaginare la sua fatica mentre preparava gli incontri con lo Shah, intento a valutare quali fossero i gesti e le parole giuste per mostrare a sua maestà quanto veramente egli fosse importante per Washington e quanto fosse incomparabilmente tenuto in conto. “Vediamo” disse un assistente mentre aiutava Kissinger a prepararsi per uno di questi incontri, “lo Scià vorrà parlare di Afghanistan, Arabia Saudita, del Golfo, dei Curdi e di Breznev”.
Durante un altro preliminare, fu detto a Kissinger che “lo Scià vorrebbe volare su un F-14”. Allora Kissinger cominciò a riflettere a voce alta su come convincere il monarca ad abbandonare l’idea. “Possiamo dire” iniziò “che se lui lo desidera assolutamente, va bene, ma che il Presidente si sentirebbe più sereno se non avesse una simile preoccupazione su 10.000 (che l’aereo possa cadere). Lo Shah si convincerà.” Una volta Nixon chiese a Kissinger di ingaggiare l’intrattenitore Danny Kaye per uno show privato per lo Scià e sua moglie.
Il novantaduenne Kissinger ha una lunga storia di coinvolgimento con l’Iran, e pesa la sua recente opposizione all’accordo di Barak Obama sul nucleare iraniano, sebbene espressa in modo relativamente pacato per gli standard odierni di Washington. In ciò sta una certa ironia, data la sua consuetudine nella regione, per lo più inesaminata. La critica di Kissinger si è concentrata principalmente sul pericolo che l’accordo possa provocare una corsa regionale agli armamenti nucleari non appena gli stati sunniti guidati dall’Arabia Saudita si schiereranno contro l’Iran sciita. “Vivremo in un mondo proliferato” disse in una deposizone al Senato. In un editoriale del Wall Street Journal scritto assieme ad un altro ex segretario di stato, George Shultz, Kissinger si preoccupava che le “tendenze rivolte a sconvolgimenti settari”, al “collasso dello stato” e il “disequilibrio di potere” possano probabilmente pendere verso Teheran.
Più di tutti Kissinger sa bene come anche i piani meglio elaborati possano andare alla deriva e sbandare verso il disastro. L’ex diplomatico non è assolutamente l’unico responsabile di quel caos che è oggi il Medio Oriente. C’è naturalmente, l’invasione dell’Iraq del 2003 di George W. Bush (che Kissisnger supportava). Ma egli porta di gran lunga le maggiori responsabilità per il diffuso disequilibrio di potere del mondo che tutti generalmente riconoscono.
Alcune delle sue politiche sul Medio Oriente sono ben note. All’inizio del 1974, per esempio, la sua cosiddetta “diplomazia dello Shuttle” ha aiutato a far calare la tensione che negli anni precedenti ha condotto alla guerra Arabo Israeliana. Allo steso tempo, tuttavia, essa si è bloccata sui veti di Israele verso la politica estera Usa per i decenni seguenti. E nel Dicembre del 1975, credendo erroneamente di aver trovato un equilibrio di potere durevole tra Iran e Iraq, Kissinger ritirò il suo precedente appoggio ai Curdi, (i quali furono utilizzati come agenti di destabilizzazione contro i Baathisti di Baghdad). L’Iraq lanciò rapidamente un assalto ai curdi che ne uccise migliaia, attuando in seguito un programma di pulizia etnica, deportando i sopravissuti curdi e trasferendo gli Arabi nelle loro case. “Anche nel contesto delle operazioni segrete la nostra fu un impresa cinica” , ha rimarcato un’investigazione del Congresso sul suo sacrificio dei Curdi.
E’ invece meno noto il modo in cui le politiche di Kissinger verso Israele e l’Arabia Saudita accelerarono la radicalizzazione nella regione, e di come, un passo disastroso dopo l’altro, gettarono le fondamenta per la spirale di crisi della regione al giorno d’oggi.
Il Guardiano del Golfo
Molti fatti cruciali del coinvolgimento Usa in Iran iniziarono col golpe anglo-americano nel 1953 contro il primo ministro, demcraticamente eletto, Mohammed Mossadeq, che ha installato Pahlevi sul Trono del Pavone: Ma fu Kissinger, nel 1972 ad approfondire di molto le relazioni tra Washington e Teheran. Fu l’unico ad avviare una politica di incondizionato supporto allo Scià al fine di rinsaldare il potere americano sul Golfo Persico, mentre gli Usa si ritiravano dal Sud-est asiatico. Come osservò James Schlesinger, il quale ricoprì la carica di Direttore della Cia e segretario della difesa, se “stavamo facendo diventare lo Shah il Guardiano del Golfo, dovevamo dargli ciò di cui aveva bisogno “. “Ciò significava, aggiunse Schlesinger, dargli realmente tutto ciò che voleva”.
Ciò che lo Scià voleva più di tutto erano armamenti di ogni tipo, addestratori militari americani, un esercito e un’aviazione. Fu Kissinger a scavalcare il Dipartimento di Stato e le obiezioni del Pentagono e a dare allo Scià ciò che nessun paese ha avuto: la facoltà di comprare qualuque cosa volesse dai costruttori di armi americani.
“Stiamo cercando una flotta di navi” disse lo Scià a Kissinger el 1973, “abbiamo una lunga lista della spesa”. E Kissinger gli lasciava acquistare una flotta.
Dal 1976, l’ultimo anno di Kissinger pienamente in carica, l’Iran divenne il più grande acquirente di armamenti americani e ospitava il maggior numero di consulenti militari di tutto il pianeta. Lo storico Ervand Abrahamian osservò che, dal 1977, l’Iran possedeva la più grande marina del Golfo Persico, la più vasta flotta aerea dell’Asia occidentale e il quinto maggior esercito del mondo. “Ciò significava, solo per abbozzare una lista, migliaia di moderni carri armati, caccia F4 ed F5, dozzine di Hovercraft, pezzi di artiglieria a lungo raggio e missili Maverick. L’anno successivo lo Scià acquistò altri 12 miliardi di equipaggiamenti.
Dopo che Kissinger ebbe lasciato il suo incarico, la relazione speciale per la quale aveva lavorato così duramente saltò in aria con la rivoluzione del 1979, la fuga dello Scià, l’ascesa al potere dell’ ayatollah Kohmeini e la presa dell’ambasciata americana a Teheran (e dei suoi occupanti come ostaggi) da parte degli studenti rivoluzionari. La classe politica di Washington sta ancora provando a tirarsi fuori dalle macerie. Una serie di alti esponenti politici mediorientali considerarono Kissinger direttamente resposabile dl disastro, specialmente il diplomatico George Ball, che definì la politica iraniana di Kissinger un “gesto di follia”.
Kissinger è abile a distrarre l’attenzione da questa storia. Dopo un discorso ad Annapolis nel 2007 un cadetto gli chiese del perché avesse venduto armi allo Scià iraniano mentre “conosceva la natura di quel regime”.
“Ogni governo americano dal 1950 in poi ha collaborato con lo Scià dell’Iran” rispose Kissinger. E continuò:”L’Iran è una pedina di cruciale importanza strategica ed il fatto che ora sia in mani avverse ci spiega il motivo per il quale abbiamo collaborato con lo Scià dell’Iran. Perché gli abbiamo venduto delle armi? Perché era intenzionato a difendere se stesso e perché la sua difesa era nei nostri interessi. Ed inoltre io semplicemente non capisco perché mai dovremmo scusarci per aver difeso l’interesse nazionale americano, che comprendeva, inoltre, l’interesse nazionale di quella regione.”
Questo resoconto omette prudentemente il suo ruolo nell’aumentare massicciamente il supporto fornito allo Scià, inclusi i suoi famigerati tortutatori della SAVAK, gli agenti delle sanguinarie squadre della morte della polizia segreta che puntellarono il suo regime. Ogni corpo straziato ed ogni familiare scomparso erano un tassello in più sulla strada della rivoluzione. Come scrive James Bill, biografo di George Ball : considerando il “palese fallimento” della politica di Kissinger in Iran, “ è degno di nota che Kissinger, nei due massicci volumi delle sue memorie politiche, su un totale di 2800 pagine, abbia dedicato solo 20 di esse alla rivoluzione in Iran e ai rappori Usa-Iran”.
Dopo la caduta dello Scià, gli ayatollah si trovarono beneficiari della generosità di Kissinger sulle armi, ereditando miliardi di dollari di navi da guerra, carri armati, aerei caccia, cannoni ed altro materiale. Era sempre Kissinger a spingere successivamente sull’amministrazione Carter per garantire asilo allo Scià negli Stati Uniti, fatto che affrettò il deteriorarsi delle relazioni tra Teheran e Washington, precipitate durante la crisi degli ostaggi dell’ambasciata.
In seguito, nel 1980, l’Iraq di Saddam Hussein invase l’Iran, iniziando un conflitto che sacrificò centinaia di migliaia di vite umane. L’amministrazione di Ronald Reagan “appoggiò”   Baghdad, fornendogli intelligence sul campo utilizzata per lanciare attacchi al sarin contro le truppe iraniane. Contemporaneamente la Casa Bianca vendeva illegalmente e scandalosamente armamenti high tech all’Iran; ciò faceva parte di quello che sarebbe diventato lo scandalo Iran-Contra.
“E’ un peccato che non possano perdere entrambi” si afferma che abbia detto Kissinger sull’Iran e l’Iraq. Sebbene questa frase sia difficile da confermare, essa viene ripresa da Leonard Tanter, membro del Consiglio Nazionale di Sicurezza, il quale riporta che, durante un briefing di politica estera per Ronald Reagn, candidato repubblicano alle presidenziali, Kissinger suggeriva che ”il proseguimento dei combattimenti tra Iran ed Iraq fosse nell’interesse americano. Avendo puntato (e perso) sullo Scià, Kissinger sperava ora di trarre il meglio da un duro conflitto. Gli Stati Uniti, suggeriva a Reagan, “dovrebbero avvantaggiarsi del proseguimento delle ostilità”.
L’Arabia Saudita e l’accordo del petrodollaro
Tuttavia l’altro “Guardiano” del golfo di Kissinger, l’Arabia Saudita sunnita, non cadde, ed egli fece di tutto per trasfomare quella che già era una stretta relazione in un’alleanza a prova di bomba. Nel 1975, egli mostrò quello che, lavorandoci su, sarebbe diventato un accordo sugli armamenti per i sauditi simile a quello concesso a Teheran, inclusi contratti da 750 milioni di dollari per la vendita di 60 caccia F-5E agli sceicchi. Da allora gli Usa avranno più di un trilione di dollari in accordi militari on Riyadh. Solo l’Iran ebbe di più.
Come Tehran, Riyadh finanziava questo flusso di armamenti coi ricavi del petrolio sempre più caro. Il temine “petrodollaro”, secondo il Los Angeles Times fu coniato alla fine del 1973 e introdotto nella lingua inglese dai banchieri d’investimento di New York che cercavano i paesi produttori di petrolio del Medio Oriente. Come scrisse quel giornale, il petrodollaro divenne abbastanza in fretta parte dell’ ”interfaccia economica mondiale” ed elemento cruciale per lo sviluppo della politica di Kissinger in Medio Oriente.
Già dal Giugno del 1974 il Segretario del Tesoro George Schultz suggeriva che i crescenti prezzi del petrolio risultavano essere “ un affare altamente vantaggioso per entrambi” tra gli Usa e i paesi produttori di petrolio del Medio Oriente. Un simile “affare”, come altri iniziarono ad intuire, potrebbe risolvere numerosi problemi: creare domanda di dollari usa, iniettare il denaro necessario ad un industria che segnava il passo, colpita duramente dal ripiegamento in Vietnam ed usare i petrodollari per coprire i crescenti deifcit commerciali.
Come è successo, i petrodollari avrebbero dimostrato di essere un accordo tutt’altro che facile. Gli alti prezzi energetici erano una palla al piede per l’economia Usa, con inflazione e tassi alti che cosituirono un problema per circa un decennio. Né i petrodollari erano parte di un qualche “piano” precostituito di Kissinger. Come molte altre sue mosse, che ora sia lui che i suoi ammiratori si preoccupano di ammettere, egli si è più o meno “imbattuto” in essi. Perciò, durante degli occasionali momenti di frustrazione, lui sognava ad occhi aperti di impadronirsi dei giacimenti petroliferi sauditi e di risolvere di colpo i crescenti problemi economici.
“Non possiamo deporre uno degli sceicchi solo per dimostrare che possiamo farlo?” Si domandava nel novembre del 1973, fantasticando su contro quale petrostato ci si potesse accanire. “ Come su Abu Dhabi?” chiese in seguito. (Immaginate come sarebbe il mondo oggi se Kissinger, alla fine del 1973, avesse deposto il regime Saudita piuttosto che il presidente del Cile democraticamente eletto Salvador Allende.) “Dobiamo elaborare un piano per imparonirci del petrolio del Medio Oriente, se vogliamo”, disse Kissinger.
Un simile tintinnar di sciabole era, tuttavia, una finzione. Non solo Kissinger ha condotto i vari accordi che agganciarono gli Usa ai petrodollari riciclati dai Sauditi, ma iniziò inoltre a promuovere l’idea di una “soglia minima” al prezzo del petrolio sotto la quale il costo del barile non potesse scendere. Tra le altre cose un simile schema significava proteggere i Sauditi (e l’Iran dal 1979) da un improvviso calo della domanda e fornire alle aziende petrolifere Usa margini di profitto garantiti.
Scrive Stephen Walt, docente di relazioni internazionali “Dalla fine del 1975, più di seimila americani furono impegnati in attivià militari in Arabia Saudita. Gli armamenti sauditi acquistati nel periodo 1974-1975 totalizzarono 3,8 miliardi di dollari e una stupefacente varietà di missioni di addestramento e progetti infrastrutturali per un valore di 10 miliardi di dollari erano allora in corso.
Dagli anni ’70 un’amministrazone dopo l’altra ha trovato l’accordo invilabile tra la medievale ma “moderata” casa dei Saud e gli Usa sempre più stretto, indispensabile non solo per assicurarsi i flussi del greggio, ma anche per contenere il radicalismo sciita e nazionalismi secolari di ogni tipo. Recentemente, tuttavia, una serie di eventi storici mondiali ha mandato in pezzi il contesto entro il quale un simile accordo sembrava avere senso. Questi includono: la catastrofica guerra all’Iraq e l’occupazione, la primavera araba, l’insurrezione in Siria e la conseguente guerra civile, l’ascesa dell’Isis, la svolta a destra di Israele, il conflitto in Yemen, il crollo del prezzo del petrolio e, ora l’accordo di Obama con l’Iran.
Ma il rubinetto delle armi aperto da Kissinger rimane ancora tale. Secondo il New York Times, “l’Arabia Saudita ha speso l’anno scorso 80 miliardi di dollari in armamenti, la cifra maggiore di sempre, diventando il quarto più grande mercato al mondo della difesa. Come fecero dopo il calo del Vietnam, le fabbriche Usa di armamenti stanno compensando i tetti al budget per la difesa nazionale con la vendita ai paesi del Golfo. “Le guerre per procura in Medio Oriente potrebbero durare per anni” scrivono Mark Mazzetti ed Helen Cooper del New York Times. “ch renderanno i paesi della regione ancora più desiderosi degli F-35, considerati il gioiello del futuro arsenale americano. Questo aereo è il progetto di difesa più cososo di sempre, ha capacità stealth ed è stato venduto masicciamente agli alleati europei ed asiatici. Non è stato ancora venduto lgi Arabi a causa delle preoccupazioni di Israele sul mantenimento della propria superiorità militare.
Se la fortuna sembra veramene sorridere alla Boeing e alla Lokheed, le preoccupazioni di Kissinger che la distensione di Obama verso l’Iran spinga presto o tardi i Sauditi in rotta di collisione con l’Iran si stanno avverando. “ L’equilibrio di poteri in corso in Medio Oriente potrebbe cambiare, secondo diversi analisti della difesa. La Russia è uno dei principali fornitori di armi all’Iran e la decisione del Presidente Vladimir Putin di vendere un sistema di difesa aereo avanzato all’Iran potrebbe accrescere la domanda di F-35, che probabilmente hanno la possibilità di penetrare le difese russe” osserva il Times.
“E’ questo che potrebbe far precipitare gli eventi: una guerra civile Sunnita-Sciita unita alla vendita di sistemi di difesa avanzati all’Iran”, riporta un analista militare. “Se ogni cosa porta ad una massiccia vendita di F-35 agli stati del Golfo, è questa la combinazione degli eventi”.
In Afghanistan
Se Henry Kissinger più di tutti ha contribuito alla corsa agli armamenti in Medio Oriente, alla dipendenza Usa dai petrodollari, alla radicalizzazione dell’Iran e al conflitto Teheran-Ryadh, ciò sarebbe già abbastanza negativo. Ma la sua eredità è tuttavia di gran lunga peggiore. Egli deve rispondere per il suo ruolo nell’ascesa dell’Islam politico.
Nel Luglio del 1973, in Afghanistan dopo un colpo di stato che portò al potere un governo repubblicano laico e moderato ma filosovietico, che tentava di sfruttare tutta la sua influenza presso Kissinger, lo Scià cercò di avvantaggiarsene. Richiese una maggiore assistenza militare. Ora, disse, “sarebbe necessario coprire la zona con dei caccia”. Kissinger acconsentì.
Inoltre Teheran iniziò ad immischiarsi nella politica afghana, offrendo miliardi di dollari in sviluppo e difesa, in cambio dell’allentamento “dei propri legami con l’Unione Sovietica.” Questa deve essere sembrata una via ragionevolmente pacifica per aumentare l’influenza Usa su Kabul attraverso l’Iran. Era tuttavia affiancata ad un’iniziativa esplosiva: estremisti islamici ribelli sarebbero dovuti penetrare in Afghanistan per destabilizzare il governo repubblicano di Kabul, con l’aiuto della polizia segreta dello Scià, la SAVAK, e l’agenzia dei servizi segreti pakistani (ISI).
Kissinger, che conosceva la storia imperiale Britannica e Russa considerava da tempo l’importanza strategica del Pakistan. “La difesa dell’Afghanistan” scrisse nel 1955 “dipende dalla forza del Pakistan” Ma prima di poter mettere in gioco il Pakistan contro i Sovietici in Afghanistan, bisognava lavare via il “sentore” del genocidio. Nel 1971 quel paese provocò un bagno di sangue nell Est’Pakistan (oggi Banghladesh) con Nixon e Kissinger che risolutamente “stavano dalla parte dei generali Pakistani supportando il sanguinoso regime in molti dei suoi momenti cruciali”, come descritto da Gary Bass. Il presidente e il suo consigliere per la sicurezza nazionale, scrive Bass, “hanno appoggiato con forza i killer e i torturatori di una generazione di Bengalesi”.
A causa di quella campagna genocida, il Dipartimento di Stato, muovendosi contro il volere di Kissinger, tagliò gli aiuti militari al paese nel 1971, sebbene Nixon e Kissinger li abbiano mantenuti in segreto atraverso l’Iran. Nel 1975 Kissinger pressò con forza per il loro pieno e formale ripristino, offrendo anche la sua tacita approvazione sull’appoggio al Pakistan da parte della Cina maoista, i cui leader avevano le loro ragioni per voler destabilizzare l’Afghanistan, avendo con esso in alcune dispute di confine, essendo anche alle prese con una crescente rivalità con l’India.
Kissinger aiutò a rendere possibile tutto ciò, in parte anche per il ruolo chiave che giocò nel rendere il Pakistan parte di una strategia regionale nella quale anche Iran ed Arabia Saudita erano ugualmente incaricati di compiere per lui il lavoro sporco. Quando il primo ministro del Pakistan Zulfikar Alì Bhutto, che aveva appoggiato le violenze del 1971 in Est Pakistan, visitò Washington nel 1975, per perorare la causa del ripristino degli aiuti militari, Kissinger assicurò il presidente Gerald Ford che egli “fu un grande nel 1971”. Ford era d’accordo e i dollari americani iniziarono presto a fluire verso l’esercito Pakitano e i suoi servizi di intelligence.
Come consigliere per la sicuezza nazionale, ed in seguito Segretario di Stato, Kissinger fu direttamente coinvolto nella pianificazione ed esecuzione di alcune operazioni segrete in diversi scenari come Cambogia, Angola e Cile. Non vi sono informazioni disponibili di un suo appoggio diretto all’ISI pakistano o alla SAVAK iraniana nel destabilizzare l’Afghanistan. Ma non abbiamo bisogno di una prova schiacciante per compredere il più ampio contesto e le conseguenze delle sue numerose iniziative regionali in quello che, nel ventunesimo secolo sarebbe diventato noto come “grande Medio Oriente”. Gli analisti di poliica estera Diego Corvez e Selig Harrison nel loro libro del 1995 “Out of Afghanistan” basato su ricerche negli archivi sovietici, fornscono proprio un ampia panoramica di come molte delle politiche di Kissinger attuate – il potenziamento dell’Iran, il ripristino delle relazioni militari col Pakistan, l’alto prezzo del greggio, l’appoggio al wahabismo Saudita, e la vendita di armi – portino assieme ad innescare il jihadismo.
“Era nei primi anni ’70, coi prezzi del greggio in ascesa, che lo Scià dell’Iran Mohammed Reza Pahlevi si imbarcò nello sforzo ambizioso di ridurre l’influenza sovietica nei paesi vicini e di creare una versione moderna dell’antico impero Persiano… Iniziando nel 1974 lo Scià lanciò un’offensiva determinata ad attrarre Kabul entro un’economia regionale filo-occidentale gravitante su Teheran e che abbracciasse la sfera di sicurezza di India, Pakistan e degli stati del Golfo Persico… Gli Stati uniti hanno incoraggiato attivamente questa politica di attrazione come parte della loro più ampia collaborazione con lo Scià… la SAVAK e la CIA lavorarono fianco a fianco, qualche volta con la diffusa collaborazione di gruppi clandestini di fondamentalisti islamici Afghani, i quali condividevano i loro propositi antisovietici pur avendo anche degli obiettivi propri… Non appena i proventi del greggio salirono alle stelle, emissari di questi facoltosi gruppi di fondamentalisti arabi arrivarono sulla scena afghana con le tasche piene di soldi.”
Harrison scrisse inoltre che “la SAVAK, la CIA ed agenti Pakistani erano coinvolti nei falliti tentativi di golpe fondamntalisti in Afghanistan nel 1973-74 insieme alla tentata insurrezione islamica nella valle del Panshir nel 1975, gettando le basi per la jihad degli anni ’80 ed oltre.
Molto è stato fatto con la decisione di Jimmy Carter, su suggerimento del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski, di autorizzare aiuti “non-letali” ai mujaheddin afghani nel Luglio del 1979, sei mesi prima che Mosca mandasse le sue truppe in appoggio al governo afghano che lottava contro una crescente insurrezione islamica. La fornitura di supporto agli islamisti radicali, iniziata sotto il mandato di Kissinger e proseguita durante gli anni della presidenza di Ronald Reagan ebbe una serie di sfortunate conseguenze conosciute sin troppo bene al giorno d’oggi ma di rado associate al buon dottore. Tutto ciò ha messo una pressione insostenbile al fragile governo laico dell’ Afghanistan. Esso ha dispiegato un’infrastruttura di governo troppo acerba per far fronte alll’islam radicale internazionale di oggi. E questo ha sicuramente destabilizzato l’Afghanistan provocando così l’invasione sovietica.
Alcuni commemorano ancora le decisioni di Carter e Reagan per aver attirato l’Unione Sovietica dentro un proprio “Vietnam”, affrettando così il crollo dell’Unione Sovietica. “Cosa è più importante per la storia del mondo? ” chiedeva scelleratamente Brzezinsky. “I Talebani o il collasso dell’Unione Sovietica? Alcuni fanatici musulmani o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda? ( E’ ben nota la rivalità tra i due immigrati laureati ad Harvard Kissinger e Brzezinski. Ma Brzezinski nel 1979 era assolutamente Kissingeriano nel dare consigli a Carter. Infatti una serie di alleati di Kissinger che proseguirono durante l’amministrazione Carter, inclusi Walter Slocombe e David Newsome, influenzarono la decisione di appoggiare la jihad.
L’occupazione sovietica dell’Afghanistan si sarebbe rivelata un disastro e non solo per l’Unione Sovietica. Quando i sovietici si ritirarono nel 1989, si lasciarono alle spalle un paese a pezzi e una oscura rete di combattenti fondamentalisti che, per anni, hanno agito in stretta collaborazione con la Cia nella più lunga operazione segreta dell’Agenzia, così come i Sauditi e i Pakistani dell’ ISI. Uno scheramento di forze distintamente kissingeriano.
Pochi docenti seri credono oggi che l’Unione Sovietica sarebbe durata di più se non avesse invaso l’Afghanistan. Neppure la lealtà di quest’ultimo, se si fosse schierato con Washington, avrebbe avuto importanza per l’esito della Guerra Fredda, non più che se l’avessero fatto – per dire- Cuba, l’Angola o il Vietnam.
Per tutti coloro che lo celebrano come un “grande stratega”, come qualcuno che consigliava continuamente i presidenti a pensare al futuro e a basare le loro azioni presenti su dove volessero che fosse il loro paese nei successivi cinque o dieci anni, Kissinge fu assolutamente ignaro della fondamentale debolezza e dell’inevitabile collasso dell’Unione Sovietica. Nessuno di essi era necessario; nssuna delle vite che Kissinger ha sacrificato in Cambogia, Laos, Mozambico, Angola, Chile, Argentina, Urguay, Timor Est e Bangladesh fece la più piccola differenza nell’esito della Guerra Fredda.
Analogamente, ognuna delle iniziative di Kissinger in Medio Oriente è stata disastrosa nel lungo periodo. Pensiamo a loro dal punto di osservazione del 2015: Contare sui despoti, ealtare lo Scià, fornire una enorme mole di aiuti a forze di sicurezza che torturarono e terrorizzarono forze democratiche, sostenere l’industria americana della difesa col rientro dei petrodollari, provocando così una cosa agli armamenti in Medio Oriente, finanziata dagli alti prezzi del gas, incoraggiare i servizi di intelligence del Pakistan, promuovere il fondamentalsmo islamico, mettere l’Iran e i Curdi l’uno contro l’altro ed entrambi contro l’Iraq, e in seguito l’Iran e l’Iraq enrambi contro i Curdi, e impegnare Washington a difendere l’occupazione israeliana delle terre arabe.
Assieme, questi eventi hanno stretto il Medio Oriente attuale in un groviglio tale che neanche la spada di Alessandro Magno potrebbe scogliere.
Invenzioni sanguinose
Negli ultimi dieci anni una valanga di documenti, trascrizioni di conversazioni e telefonate, appunti desecretati, e comunicazioni diplomatiche – videro coinvolto Henry Kissinger in crimini nel Bangladesh, Cambogia, Africa meridionale, Laos, Medio Oriente ed America Latina. Egli ha provato a difendersi discutendo del contesto, “ Dare un giudizio su una conversazione telefonica quando tu hai avuto altre 50 conversazioni, non è proprio il modo giusto per analizzarla.” Disse recentemente Kissinger, dopo la desecretazione di un’altra tranche di documenti incriminanti. “Dicevo alla gente di leggere un mese di conversazioni, così da sapere cosa è venuto dopo”.
Ma un mese di conversazioni, come del resto otto anni, si leggono come una delle più sanguinarie sceneggiature di Shakespeare. Forse il Machbeth, con la sua descrizione di quello che oggi chiamiamo effetti collaterali, “Giacché noi non facciamo che insegnare opere di sangue, le quali, appena insegnate, finiscono per punire il maestro”.
Stiamo ancora raccogliendo i frutti insanguinati dell’opera di Kissinger.

28.09.2015

Traduzione prer www.comedonchisciotte.org a cura di VALENTINO FANCELLO

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