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mercoledì 13 dicembre 2017

L'AJA, IL TRIBUNALE ASSASSINO






https://www.youtube.com/watch?v=ll8-VYM5xYU video del suicidio di imputato croato al Tribunale dell'Aja sulla Jugoslavia

https://www.youtube.com/watch?time_continue=53&v=idf_sdeVpO4, video di Mladic con il comandante ONU di Srebrenica


Integro, con questi due drammatici e rivelatori video, il mio precedente articolo sulla scandalosa condanna del generale Radko Mladic da parte del criminale Tribunale dell'Aja sulla Jugoslavia. Sulla coscienza dei giudici e procuratori di questa corte di mercenari USA, coscienza prostituita agli ufficiali pagatori Nato in modo che ne risulti occultato e trasferito sul popolo serbo il genocidio e nazionicidio operato da Washington, Berlino, Bruxellles, Roma, Vaticano, sulla Jugoslavia, pesa un altro morto.


Dopo le decine di migliaia di civili di tutte le repubbliche jugoslave massacrate dai bombardamenti Nato, dalle milizie fasciste croate e islamiste di Tudjman e Izetbegovic, dopo la morte provocata ad arte dell'ultimo grande difensore della verità e giustizia nei Balcani, Slobodan Milosevic, dopo la vigliacca condanna di Karadzic, la morte in carcere di altri prigionieri serbi ingiustamente detenuti, ecco l'ennesimo omicidio da imputare a questo tribunale di servi di regimi gangster. Slobodan Pradjak, uno dei pochissimi non-serbi trascinati davanti alla farsa giudiziaria dell'Aja, comandante di reparti croati che si sono scontrati con le milizie jihadiste di Izetbegovic, collaudate in Bosnia prima di essere impiegate nella distruzione di Libia, Iraq e Siria e negli attentati terroristici in Europa, si è suicidato sul banco degli imputati. Alla maniera di Socrate, dopo la condanna a vent’anni, ha bevuto un veleno al cospetto dei manigoldi in toga a stelle e strisce che lo avevano condannato. Poche ore dopo è morto. Come Mladic prima di lui, con le sue ultime parole ha smascherato il carattere truffaldino e bugiardo del cosiddetto Tribunale detto Penale, bollandolo di "Tribunale Nato".



Nel primo, sconvolgente, video, si vede Pradjak definire i giudici dell'Aja "corte politica e tribunale della Nato" e poi bere la sua "cicuta".

Il secondo, con sottotitoli inglesi, mostra l'incontro a Srebrenica nel 1995 del generale Mladic con il comandante olandese dell'ONU che aveva in custodia l'enclave bosniaca in territorio serbo. L'ufficiale ONU, che non aveva saputo impedire le razzie del criminale bosniaco Naser Oric contro i villaggi serbi della regione, che avevano provocato 3.500 innocenti vittime civili (queste vere, non farlocche come gli "8000" di Srebrenica, ma del tutto ignorate all'Aja e dai media), viene interrogato da Mladic sui motivi che lo avevano spinto a sparare sulle truppe serbe e a distribuire armi ai musulmani bosniaci, lui che doveva garantire la smilitarizzazione e pacificazione dell'enclave. Si notino l'imbarazzo del comandante ONU e, soprattutto, le pressanti preoccupazione di Mladic per la salvaguardia dei civili di Srebrenica,


fonte http://fulviogrimaldi.blogspot.it/





Con questi media la democrazia sarà presto un reality TV - Marcello Foa


L’EURO È FINITO… SI SALVI CHI PUÒ!

L’EURO È FINITO… SI SALVI CHI PUÒ!
di Antonio M. Rinaldi

Non vi nascondo che avrei sempre voluto aver torto, ma giorno dopo giorno ormai da anni e anni, tutto ciò che avevo denunciato e previsto sull’euro, si è immancabilmente realizzato.

Come non vi nascondo di provare un certo senso nel leggere e ascoltare dichiarazioni di politici, economisti, tuttologhi, imprenditori rampanti che hanno sempre fatto dell’Europa e della sua unione monetaria la loro ragione di vita (nel senso che se non l’avessero fatto, difficilmente avrebbero conseguito onori e vantaggi personali), e che ora in perfetto stile italico, piroettano di 180 gradi, iniziando nel mettere le mani avanti sulla sopravvivenza dell’euro e della stessa Unione Europea.
La cosa comunque che mi lascia più perplesso in casa nostra, sono gli atteggiamenti di certi professori bocconiani (su quali testi hanno studiato per sostenere così assurde teorie?), ultimi stoici sacerdoti depositari del verbo europeista, ormai giustificati unicamente dal “tenere famiglia” e che, per evitare di ritrovarsi in mezzo a una strada perché passibili di vedersi negato l’accesso nel blasonato ateneo milanese se “sgarrano di una virgola”, ancora sostengono l’insostenibile.
Mario DraghiMa ormai troppa acqua è passata sotto i ponti anche di Francoforte, da quando Mario Draghi tuonò: “Siamo pronti a fare tutto il necessario per salvare l’euro. Nessun Paese uscirà da Eurozona”, al punto che proprio una settimana fa lo stesso Presidente della BCE, rispondendo ad una richiesta degli europarlamentari Zanni e Valli su aspetti tecnici di funzionamento del sistema Target2, non ha avuto problemi nel presentare “il conto” nel caso un Paese eurodotato fosse animato dal desidero di uscire! Quindi l’euro non era irreversibile come coriacemente sostenuto e fatto credere “urbi et orbi”, ma dissolubilissimo come ghiaccio al sole. Viene spontaneo il chiedersi, quanto tempo dovremo aspettare ancora per saper dallo stesso Draghi (o chi per lui), che anche “il conto” da pagare per alcuni Paesi è, invece, solamente l’ennesimo spauracchio? La credibilità ormai non è certo il loro forte!
La stessa Merkel ora fa eco sostenendo che sia meglio per tutti un’Europa a “due velocità”, facendo intendere palesemente anche un euro a “due velocità”, nonostante abbia sempre sostenuto il contrario. Forse anche i tedeschi si stanno rendendo conto che il limone Europa/Euro è stato da loro spremuto fino all’ultima goccia e intuiscono che sia meglio lasciare al proprio destino i paesi “periferici” prima che tutto naufraghi? Ora sostengono a 2 velocità, domani a 4, 5, magari arriveranno a 19, quanti sono i paesi eurodotati, il che equivarrà all’auspicare di ritornare ciascuno alle proprie monete. D’altronde quello che hanno potuto prendere come benefici l’hanno preso e ora, che si paventa di mettere le mani nel portafoglio e redistribuire in trasferimenti l’immenso surplus commerciale acquisito grazie all’euro, si tirano indietro.
Ma mentre si discute che la “casa brucia”, se queste tematiche fossero state affrontate già anni fa con serietà, in modo costruttivo, molto probabilmente oggi non ci troveremmo in questa drammatica situazione. Gli “europeisti” per partito preso (oggi è palese che lo hanno fatto per interessi personali), invece di deridere e emarginare persone come Borghi, Bagnai, Barra Caracciolo e il sottoscritto, che ricordo hanno pagato pesantemente un prezzo molto alto per il solo fatto di averci messo la faccia, nel denunciare senza mezzi termini l’insostenibilità dell’euro e di tutto l’impianto europeo, avrebbero fatto molto meglio ad essere più umili e ascoltare anche chi la pensava (fortunatamente) in modo diametralmente diverso.
Fine dell'euroSembra quasi che tutti i paesi europei (tranne noi naturalmente) stiano elaborando scenari per non rimanere con il cerino in mano, vista una prossima e scontata implosione della costruzione europea e del suo mezzo tecnico per realizzarla, chiamato euro. Se poi aggiungiamo che il nuovo inquilino della Casa Bianca, ha le idee molto chiare su come “imbavagliare” la globalizzazione sfrenata senza regole, mettendo finalmente paletti dove per decenni e decenni si è permesso alle multinazionali di fare il proprio comodo a discapito di molte economie, anche il cittadino più sprovveduto inizia a comprendere che il “sogno europeo” dato in pasto all’opinione pubblica negli ultimi 25 anni, non è stato altro che un gigantesco paravento per consentire ai soliti noti di fare sfacciatamente i propri interessi, a scapito di moltissimi. Insomma si ha ormai la certezza che chi ci sia rimasto più male dalla vittoria di Trump, non sia stato tanto la Clinton ma la Merkel e i CEO delle multinazionali!
Stati Uniti d’Europa, euro, integrazione, globalizzazione, solidarietà tutti falsi mantra finalizzati al solo scopo di togliere ai paesi la propria sovranità, disarcionando i cittadini dal loro sacrosanto diritto nel decidere i propri destini, per affidarli a delle elite autoreferenziali di non eletti, per favorire unicamente grandi potentati di interessi che non avrebbero altrimenti avuto possibilità di perseguire nello stesso modo e intensità i loro obiettivi.
Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro? Ritornare ciascuno padrone in casa propria, è senza dubbio l’opzione migliore, anche se è doveroso precisare che in ogni caso le ferite e i danni inflitti ai cittadini e al tessuto industriale di economie come quella italiana, necessiteranno ormai di moltissimi anni prima di rimarginare.Quindi grazie alla nostra classe politica degli ultimi decenni, che consapevolmente supina si è sbucciata le ginocchia dietro agli ordini dell’Europa, che a sua volta eseguiva volontà distanti anni luce dall’interesse comune, la gestione dello smantellamento dell’unione non sarà una passeggiata, e dovrà essere affrontata con lo spirito del male minore rispetto al disastro certo.
Solo un auspicio che a questo punto diventa un grido di paura: quando presto ci sarà in Europa il “rompete le righe” e ci si dovrà organizzare seriamente nell’interesse supremo del Paese, non affidiamoci come pecore alla stessa classe politica dirigente che ci ha portato al disastro, perché non vorrei rivedere i vari Prodi, Amato, Monti, Letta (quello che voleva morire per Maastricht) neanche aprire la bocca. Anzi speriamo che venga rispolverata Norimberga, perché ciò che da venticinque anni hanno combinato in tutt’Europa, è del tutto simile a ciò che fu perpetrato anni fa da quel famoso pazzo con i baffetti!
Articolo di Antonio M. Rinaldi
http://www.stopeuro.news/leuro-e-finito-si-salvi-chi-puo/

No al potere: un film racconta la vera storia dei Catari



I fisici russi annunciano il primo esperimento di teletrasporto, per ora di elettroni, svelando l’illusiorietà della nostra percezione della materia? Quello che riusciamo a vedere non è che il 5% ci quanto ci circonda, confermano gli astrofisici. Il che collima perfettamente con l’opinione dei neurologi: riusciamo a utilizzare soltanto il 5% del cervello. Qualcosa ci sfugge? Eccome. Ormai lo ammette anche la scienza, dopo le profetiche anticipazioni di Einstein sull’inattendibilità dello spazio-tempo. Sono affermazioni attualissime, ma al tempo stesso anche antiche. Fanno pensare a qualcosa di remoto, rimosso e condannato all’oblio: l’eresia medievale dei càtari, la più temuta dal poterevaticano nei secoli immediatamente successivi all’anno Mille. Non fidatevi di quello che vedete, ripetevano: la dimensione materiale è solo apparenza. E’ un’illusione, suffragata dal potereche ci ripete che il mondo afferrabile dai cinque sensi è l’unico che esista. Poi venne il materialismo, su cui oggi è incardinato il sistema dei consumi: economiafinanza, guerre, multinazionali onnipotenti. E come sta andando, il nostro mondo? Comanda il denaro, e le grandi decisioni sono in mano a un pugno di famiglie: una ristretta élite possiede praticamente tutto. E’ il terzo millennio, ma sembra il medioevo. Per questo, oggi, rispolverare i càtari può risultare più che illuminante. Serve a chiarire meglio chi siamo, dove andiamo. Siamo sicuri di saperlo?
Domande alle quali proverà a rispondere l’ultimo lavoro di Fredo Valla, sceneggiatore di film bellissimi come “Il vento fa il suo giro” e “Un giorno devi andare”, di Giorgio Diritti(il regista de “L’uomo che verrà”). Allievo di Ermanno Olmi, poi cresciuto alla scuola di François Fontan, il teorico dell’etnismo che guidò le valli cuneesi verso la riscoperta dell’identità occitanica, Fredo Valla ha inanellato studi, libri e documentari che svelano la radice medievale di una cultura che, tra il 1100 e il 1200, trasformò il sud-ovest dell’attuale Francia, economicamente prospero, in uno straordinario laboratorio sociale: grazie all’illuminata tolleranza dell’aristocrazia che governava la regione, nella terra dei Trovatori coesistevano musulmani ed ebrei, cattolici ed eretici càtari. Il documentario in preparazione – proprio sui càtari – rievoca un mondo per molti aspetti felice, aperto a sviluppi imprevedibili: secondo Simone Weil, in quella parte di Europaresuscitò lo spirito democratico dell’Atene di Pericle, basato sul culto della bellezza anziché su quello della forza. Bellezza e giustizia: il poterenobiliare era affiancato da quello, democratico, delle neonate autorità consolari cittadine. Un modello pericoloso, stroncato nel sangue con la Crociata Albigese.
Data simbolo, sul piano militare: la battaglia di Muret che, nel 1213 alle porte di Tolosa, spezzò il sogno del nuovo ipotetico Stato, esteso dal Mediterraneo all’Atlantico, dalle Alpi ai Pirenei. Uno Stato mai nato, ucciso nella culla: avrebbe accorpato Linguadoca e Provenza, Catalogna e Aragona, rappresentando una sfida al poteredi Roma e a quello del Sacro Romano Impero. Nucleo centrale della nuova entità: l’Occitania, vastissimo territorio linguistico incuso tra l’alta valle di Susa e la provincia basca francese di Bayonne, sull’oceano, passando per città come Nizza e Marsiglia, Narbonne, Tolosa e Bordeaux, fino alla “gemella” Barcellona. Alla base della disputa, una questione essenziale di sovranità: di fatto, attraverso la difesa della libertà di culto, il conte tolosano Raimondo VI scommise sull’indipendenza di una decisiva fetta d’Europa, oggetto di mire geopolitiche da parte di Roma e Parigi. Ma il cuore della rivolta, incarnata dal “Paratge” (il senso dell’onore della cavalleria occitanica) era proprio la tutela dell’eresia come diritto inalienabile, pura espressione della libertà di pensiero. Cosa diceva, il Catarismo? Era drastico, nella sua simbolizzazione teologica: questo non è il vero mondo.
Di ascendenza zoroastriana, la fede càtara attribuisce la creazione al Dio Straniero, l’equivalente dell’Ahriman dei mazdei. Ma attenzione: la divinità è qui, in noi. Ognuno, pur in questo mondo di tenebra, ha in sé una scintilla d’immortalità. Per questo è fondamentale non dimenticarlo mai: è qualcosa che ricorda la “rammemorazione” dei Sufi, lontana mille miglia da qualsiasi degenerazione “magica” della religione. Il Cristo dei càtari? Venuto sulla Terra proprio per svelare, attraverso l’illusionismo dei cosiddetti miracoli, l’inattendibilità della materia. La salvezza? Altrettanto drastica: rinunciare al mondo, cioè al potere. Vietato giurare: e proprio sul giuramento si basavano le istituzioni del feudalesimo, che si pretendevano consacrate dall’alto. Se la materia è “demoniaca”, a maggior ragione gli eretici non potevano riconoscere l’autorità politicadegli Stati e dei confini tra le nazioni. Erano nullatenenti, come Francesco d’Assisi avevano dato ai poveri i loro averi, e seguivano una dieta rigorosamente vegetariana. Peggio ancora – come già il clero di Zoroastro – avevano aperto il sacerdozio alle donne, perfettamente equiparate ai religiosi maschi. Il loro motto: non siamo del mondo, e il mondo non è nostro. Potevano passarla liscia, nell’Europadel Papa-Re?
Il documentario che Fredo Valla ha cominciato a girare, partendo dall’Est balcanico, ripercorre la straordinaria vicenda trans-europea dei “bourgres” (o “bogres”, in occitano), cioè gli eretici dualistici – due divinità opposte, bene e male – che prima ancora dell’anno Mille varcarono il Bosforo, lasciandosi alle spalle la religione zorostriana per coniare un sincretismo gnostico, presentato come “Cristianesimo delle origini” alternativo al cattolicesimo, dando vita alle prime comunità di bogomili nella penisola balcanica. Quei “bulgari”, poi, attraverso la Lombardia si spinsero fin nel nord nell’Europaper poi insediarsi stabilmente in Occitania, acclamati dal popolo scandalizzato dal lusso e dalla corruzione del clero cattolico. Ma non si tratta soltanto di far luce sulla storica rimozione dell’eresia dualista, sbaragliata dalla Crociata e poi letteralmente incenerita, per 70 anni, dai roghi dell’Inquisizione. Quel genocidio vergognoso, coperto per secoli dalla “damnatio memoriae”, rende ancora più viva l’attesa per il film di Valla, che si rivolge al pubblico – già in fase di produzione, mediante crowdfunding – per condividere fin dall’inizio lo spirito di un’operazione a basso costo, ma ad alta intensità culturale: nel dubbio, fondato, che il potereche allora sterminò i càtari sia lo stesso che oggi opprime miliardi di individui, a cui racconta che quella che percepiscono è l’unica realtà possibile, l’unico modo di stare al mondo: guerrae sopraffazione, la legge del più forte.
(Sul sito “Produzioni dal basso” è possibile concorrere alla realizzazione del documentario “Bogre”, il viaggio condotto da Fredo Valla sulle tracce di Catari e Bogomili, tra Bulgaria e Francia sud-occidentale).
I fisici russi annunciano il primo esperimento di teletrasporto, per ora di elettroni, svelando l’illusiorietà della nostra percezione della materia? Quello che riusciamo a vedere non è che il 5% ci quanto ci circonda, confermano gli astrofisici. Il che collima perfettamente con l’opinione dei neurologi: riusciamo a utilizzare soltanto il 5% del cervello. Qualcosa ci sfugge? Ormai lo ammette anche la scienza, dopo le profetiche anticipazioni di Einstein sull’inattendibilità dello spazio-tempo. Sono affermazioni attualissime, ma al tempo stesso anche antiche. Fanno pensare a qualcosa di remoto, rimosso e condannato all’oblio: l’eresia medievale dei càtari, la più temuta dal potere vaticano nei secoli immediatamente successivi all’anno Mille. Non fidatevi di quello che vedete, ripetevano: la dimensione materiale è solo apparenza. E’ un’illusione, suffragata dal potere che ci ripete che il mondo afferrabile dai cinque sensi è l’unico che esista. Poi venne il materialismo, su cui oggi è incardinato il sistema dei consumi: economiafinanza, guerre, multinazionali onnipotenti. E come sta andando, il nostro mondo? Comanda il denaro, e le grandi decisioni sono in mano a un pugno di famiglie: una ristretta élite possiede praticamente tutto. E’ il terzo millennio, ma sembra il medioevo. Per questo, oggi, rispolverare i càtari può risultare più che illuminante. Serve a chiarire meglio chi siamo, dove andiamo. Siamo sicuri di saperlo?
Domande alle quali proverà a rispondere l’ultimo lavoro di Fredo Valla, sceneggiatore di film bellissimi come “Il vento fa il suo giro” e “Un giorno devi andare”, di Giorgio Diritti (il regista de “L’uomo che verrà”). Allievo di Ermanno Olmi, poi cresciuto Il regista Fredo Vallaalla scuola di François Fontan, il teorico dell’etnismo che guidò la riscoperta dell’identità occitanica, Fredo Valla ha inanellato studi, libri e documentari che svelano la radice medievale di una cultura che, tra il 1100 e il 1200, trasformò il sud-ovest dell’attuale Francia, economicamente prospero, in uno straordinario laboratorio sociale: grazie all’illuminata tolleranza dell’aristocrazia che governava la regione, nella terra dei Trovatori coesistevano musulmani ed ebrei, cattolici ed eretici càtari. Il documentario in preparazione – proprio sui càtari – rievoca un mondo per molti aspetti felice, aperto a sviluppi imprevedibili: secondo Simone Weil, in quella parte di Europa resuscitò lo spirito democratico dell’Atene di Pericle, basato sul culto della bellezza anziché su quello della forza. Bellezza e giustizia: il potere nobiliare era affiancato da quello, democratico, delle neonate autorità consolari cittadine. Un modello pericoloso, stroncato nel sangue con la Crociata Albigese.
Data simbolo, sul piano militare: la battaglia di Muret che, nel 1213 alle porte di Tolosa, spezzò il sogno del nuovo ipotetico Stato, esteso dal Mediterraneo all’Atlantico, dalle Alpi ai Pirenei. Uno Stato mai nato, ucciso nella culla: avrebbe accorpato Linguadoca e Provenza, Catalogna e Aragona, rappresentando una sfida al potere di Roma e a quello del Sacro Romano Impero. Nucleo centrale della nuova entità: l’Occitania, vastissimo territorio linguistico incluso tra l’alta valle di Susa e la provincia basca francese di Bayonne, sull’oceano, passando per città come Nizza e Marsiglia, Narbonne, Tolosa e Bordeaux, sfiorando la “gemella” Barcellona. Alla base della disputa, una questione essenziale di sovranità: di fatto, attraverso la difesa della libertà di culto, il conte tolosano Raimondo VI scommise sull’indipendenza di una decisiva fetta d’Europa, oggetto di mire geopolitiche da parte di Roma e Parigi. Ma il cuore della rivolta, incarnata dal “Paratge” (il senso dell’onore della cavalleria Francesco d'Assisioccitanica) era proprio la tutela dell’eresia come diritto inalienabile, pura espressione della libertà di pensiero. Cosa diceva, il Catarismo? Era drastico, nella sua simbolizzazione teologica: questo non è il vero mondo.
Di ascendenza zoroastriana, la fede càtara attribuisce la creazione al Dio Straniero, l’equivalente dell’Ahriman dei mazdei. Ma attenzione: l’altra divinità (quella celeste) è qui, in noi. Ognuno, pur in questo mondo di tenebra, ha in sé una scintilla d’immortalità. Per questo è fondamentale non dimenticarlo mai: è qualcosa che ricorda la “rammemorazione” dei Sufi, lontana mille miglia da qualsiasi degenerazione “magica” della religione. Il Cristo dei càtari? Venuto sulla Terra proprio per svelare, attraverso l’illusionismo dei cosiddetti miracoli, l’inattendibilità della materia. La salvezza? Altrettanto drastica: rinunciare al mondo, cioè al potere. Vietato giurare: e proprio sul giuramento si basavano le istituzioni del feudalesimo, che si pretendevano investite e consacrate dall’alto. Se la materia è “demoniaca”, a maggior ragione gli eretici non potevano riconoscere l’autorità politica degli Stati e dei confini tra le nazioni. Erano casti e nullatenenti, come Francesco d’Assisi avevano dato ai poveri i loro averi, e seguivano una dieta rigorosamente vegetariana. Peggio ancora – come già il clero di Zoroastro – avevano aperto il Eretici verso il rogosacerdozio alle donne, perfettamente equiparate ai religiosi maschi. Il loro motto: non siamo del mondo, e il mondo non è nostro. Potevano passarla liscia, nell’Europa del Papa-Re?
Il documentario che Fredo Valla ha cominciato a girare, partendo dall’Est balcanico, ripercorre la straordinaria vicenda trans-europea dei “bourgres” (o “bogres”, in occitano), cioè gli eretici dualistici – due divinità opposte, bene e male – che prima ancora dell’anno Mille varcarono il Bosforo, lasciandosi alle spalle la religione zorostriana per coniare un sincretismo gnostico, forse essenico, presentato come “Cristianesimo delle origini” alternativo al cattolicesimo, dando vita alle prime comunità di bogomili nella penisola balcanica. Quei “bulgari”, poi, attraverso la Lombardia si spinsero fin nel nord nell’Europa per poi insediarsi stabilmente in Occitania, acclamati dal popolo scandalizzato dal lusso e dalla corruzione del clero cattolico. Ma non si tratta soltanto di far luce sulla storica rimozione dell’eresia dualista, sbaragliata dalla Crociata e poi letteralmente incenerita, per 70 anni, dai roghi dell’Inquisizione. Quel genocidio vergognoso, coperto per secoli da una ostinata “damnatio memoriae”, rende ancora più viva l’attesa per il film di Valla, che si rivolge al pubblico – già in fase di produzione, mediante crowdfunding – per condividere fin dall’inizio lo spirito di un’operazione a basso costo, ma ad alta intensità culturale: nel dubbio, fondato, che il potere che allora sterminò i càtari sia lo stesso che oggi opprime miliardi di individui, a cui racconta che quella che percepiscono è l’unica realtà possibile, l’unico modo di stare al mondo: guerra e sopraffazione, la legge del più forte.
(Sul sito “Produzioni dal basso” è possibile concorrere alla realizzazione del documentario “Bogre”, il viaggio condotto da Fredo Valla sulle tracce di Catari e Bogomili, tra Bulgaria e Francia sud-occidentale).
http://www.libreidee.org/2017/12/no-al-potere-un-film-racconta-la-vera-storia-dei-catari/

martedì 12 dicembre 2017

RIPRENDIAMO BANCA D’ITALIA?


confronto tabella
Uno dei grandi equivoci che si annidano nell’universo sovranista riguarda la riconquista di Banca d’Italia. Una valutazione romantica più che economica, che impedisce al tempo stesso di interpretare dinamicamente quanto accaduto negli ultimi 20 anni e di comprendere che esistono invece strumenti più facili da utilizzare e più adatti all’esercizio di una rinnovata sovranità monetaria e industriale, e tra questi c’è soprattutto la Cassa Depositi e Prestiti.
Quella di Banca d’Italia è una rivendicazione impulsiva, antropologica, quasi nostalgica, legata all’idea che si possa tornare ad un regime monetario da anni ’90 se non precedente, quindi restaurare la Lira, la politica delle svalutazioni competitive del cambio, l’uso dei tassi di interesse come stimolo all’economia… Bene, la cattiva notizia è che questo mondo non c’è più, ma la buona notizia è che non ne abbiamo bisogno.
confronto tabella

GLI ASSETTI PROPRIETARI

Banca d’Italia rappresenta un’immagine romantica che serbiamo nella mente, che oggi è stata letteralmente fusa all’interno di un blocco granitico che si chiama Eurosistema, fatto di BCE, ex banche centrali nazionali e banche commerciali, tutti soggetti privati e/o regolati dal diritto internazionale, e legati da un intreccio inestricabile di partecipazioni incrociate. Peraltro, il decreto Imu-Bankitalia ha chiuso ogni speranza al dibattito sulla proprietà di banca d’Italia, consentendo alle banche private che ne sono proprietarie una rivalutazione della propria quota capitale che equivale alla distribuzione di dividendi, il che sancisce inequivocabilmente un accorpamento dell’ex banca centrale in seno al blocco euro-bancario.
Di fronte a questa (triste) evidenza, si dimentica spesso che la Cassa Depositi e Prestiti è invece posseduta all’82% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ed è paragonabile ad una banca pubblica, sebbene non impiegata pienamente come tale. Dunque, la banca pubblica dalla quale partire esiste già…

CREDITO ALLE IMPRESE E POLITICA INDUSTRIALE

Ma supponiamo che Banca d’Italia ci venisse regalata…Essa, nella situazione attuale, sarebbe comunque inutilizzabile per fare politica monetaria e industriale. Non ha alcun legame con il mondo industriale, non possiede industrie né può fare credito ad alcun tipo di impresa che non sia bancaria, ed è semplicemente una stanza di compensazione per i trasferimenti di fondi e titoli tra banche commerciali italiane e banche dell’Eurozona inclusa la BCE.
Invece, la Cassa Depositi e Prestiti è oggi il principale strumento di credito alle piccole e medie imprese, con oltre €100 miliardi di finanziamenti prestati a fine 2016, e possiede importantissime partecipazioni industriali e strategichecome Posteitaliane, Eni, Saipem, Acciaitalia, Ansaldo, Fincantieri, e tutta una serie di altre imprese strategiche che potrebbero diventare un nuovo braccio operativo per il governo dell’economia, esattamente ciò di cui abbiamo disperatamente bisogno.

ORO E DIVISE

Veniamo alla questione del fatidico oro e del patrimonio netto della banca d’Italia, equivoco principale ed elemento emotivo della questione: ai valori del 2016, il valore di mercato dell’oro e delle valute estere posseduti da Banca d’Italia ammontava a €86,5 miliardi a fronte di un patrimonio netto di €28 miliardi, più o meno quanto era, ai valori di allora, nel 1999, prima dell’entrata dell’Euro. Cosa ci dice questo? Che la Banca d’Italia che molti hanno in mente e soprattutto nel cuore è cessata di esistere nel 1999, anno al quale sono state congelate le proprie riserve, cioè le “armi” che in quei tempi le consentivano di svolgere le proprie funzioni. Nel frattempo, in quasi 20 anni, le altre banche centrali si sono sviluppate e si sono dotate di riserve gigantesche: Nel 2016 la Banca Centrale Giapponese ha riportato attivi per oltre $12.000 miliardi mentre la BCE per $8.000! Messo a fuoco il problema numerico? Volendo stare nella stanza dei bottoni delle grandi banche centrali mondiali, oggi Banca d’Italia potrebbe al più servire ai tavoli, non certo giocare alcuna partita!

VERSO CHI SONO INDEBITATE?

Ma non basta. Da dove proviene la raccolta fondi della Banca d’Italia? In gran parte da debiti verso le altre banche dell’Eurozona e da organismi internazionali, tant’è che la banca riporta un gigantesco debito di €355 miliardi verso banche non italiane, che rappresenta il cosiddetto “Target 2” (vedi mio articolo: “le banche paghino il target 2“). La Cassa Depositi e Prestiti, al contrario, è finanziata dai cittadini italiani, e raccoglie ben €300 miliardi dai risparmiatori soprattutto attraverso il risparmio postale. Per chi non ha ancora afferrato a chi appartiene Banca d’Italia sul piano giuridico, dovrebbe schiarirsi le idee guardando ai suoi debiti: Banca d’Italia è pesantemente indebitata verso il sistema bancario Europeo (neanche italiano, basti pensare chi possiede le banche italiane che possiedono Banca d’Italia…), quindi ne è strumento funzionale, mentre la Cassa Depositi e Prestiti è a tutti gli effetti, anche dal punto di vista del debito, una banca degli italiani.
bankitecdp
E qui si apre una grande chance: data la quasi totale assenza di debito verso l’estero, la Cassa Depositi e Prestiti, se usata pienamente come banca pubblica, potrebbe accedere ai finanziamenti della BCE a tasso zero, secondo l’art. 123 del TUE: “il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che…devono ricevere … dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”. Lo fanno già la Kfw tedesca, banca pubblica posseduta dalle regioni e dal Governo Federale, che raccoglie circa il 20% del debito pubblico federale tedesco a tassi zero, e la BPI francese, posseduta dal Governo, anch’essa attiva sulla raccolta internazionale a tassi vicini allo zero. Per approfondimento si veda il mio articolo “Una banca pubblica per rilanciare l’economia“.

UNA NUOVA MONETA INTERNA

Qualcuno si chiederà: e se volessimo emettere una nuova moneta interna? Domanda legittima, quanto semplice da rispondere. Qualsiasi strumento si decidesse di emettere con una ipotetica nuova Banca d’Italia, strappata all’Eurosistema (come?), ricapitalizzata (con cosa?) e rilanciata come soggetto di politica monetaria nei club finanziaria internazionali (…) si potrebbe egualmente emetterlo attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Così è per le principali proposte di moneta parallela o complementare delle quali si sta discutendo: i certificati di credito fiscale ed i Minibot, entrambe buone idee, e totalmente gestibili dalla Cassa Depositi e Prestiti, ristrutturata come banca pubblica a tutti gli effetti.
Sarà forse anche per questo che Padoan sta facendo del tutto per cedere quote della Cassa Depositi e Prestiti, distruggendo l’ultimo baluardo che potrebbe consentirci di ricostruire le basi per l’esercizio della sovranità monetaria ed industriale … (vedi il mio articolo: “La Cassa Depositi e Prestititi sotto attacco: partono le privatizzazioni“). Ho detto “le basi” perchè naturalmente la storia inizia da qui, ma evidentemente ammette diversi scenari…
C’è solo una strategia pragmatica dalla quale partire oggi: rilanciare la Cassa Depositi e Prestiti su tre piani strategici paralleli: come istituto di credito alle imprese, come strumento di politica industriale nel Paese e come piattaforma di gestione di una nuova moneta domestica complementare. Pensare tutto questo in seno alla Banca d’Italia, nelle condizioni di oggi, è pura utopia.
E’ certamente un punto di partenza, ma imprescindibile se si vuole restare con i piedi saldi a terra.
fonte https://albertomicalizzi.com/2017/11/15/riprendiamo-banca-ditalia/

L’ETEROGENESI DEI FINI Violenza sulle donne, molestie, fascisti, migranti, Regeni, ciberbullismo… Ma anche Honduras e Israel - MA ANCHE I LOBBISTI ITALIANI DI SOROS NELL'EUROPARLAMENTO!


Fake news
I dominanti sono quattro gatti e campano di rendita, nel senso che campano alle spalle di tutti gli altri. I dominati sono tutti gli altri , ormai anche più del 99% reclamato dagli Occupy, oggi svaporati. Per cui aveva ragione Gramsci a chiamarli popolo e si aggirano tra i sepolcri coloro che ancora invocano la classe operaia e il proletariato a guidare la rivoluzione. Irriducibili alla presa di coscienza che proletario è il mio fruttarolo ridotto al nocciolo dal proliferare dei supermercati e operai sono la cassiera  di qualsiasi supermercato e l’insegnante di qualsiasi scuola. Compresi coloro che questi lavori se li sognano, o li fanno da tre giorni a un mese. L’operaio Fiat oggi sta alla FCA di Detroit o Pomigliano e, come l’altofornista dell’Ilva, sta attaccato con i denti alla catena di montaggio, o alla palata di carbone, che avvelenano lui, i suoi figli e la sua comunità.

I dominanti per mantenere questo assetto delle cose devono mentire per forza. Con le bugie, oggi dette fake news, lo mettono in quel posto ai dominati. I dominati possono mentire anch’essi, ma costretti, e perlopiù a se stessi, per cavarsela in qualche modo, o per non dar fuori di matto. Nel primo caso è dolo, nel secondo colpa, ma neanche tanto. La vicenda delle fake news è tutta qui. Sarebbe facile smascherare il gigantesco inghippo planetario, radicato in una storia che inizia 2017 anni fa e che raggiunge la perfezione con il finanz-militar-securitar-capitalismo dei nostri giorni. Non fosse che i dominanti hanno messo in campo una formula assolutamente geniale: quella delle fake news a fin di bene con dentro, però, il batterio dell’eterogenesi dei fini. Fini malvagi.


Campagna contro violenze, poi addirittura molestie, alle donne. Dallo stupro al “vuole salire un attimo da me?” (al quale proposito, per un minimo di riequilibrio, rinvio ai dati in calce, fornitimi da un commentatore aderente ai fatti più che alla propaganda). Il fin di bene è abbagliante, chi non lo condividerebbe: basta col saltare addosso, corporalmente o verbalmente, a chi non le va. L’eterogenesi dei fini – meticolosamente pianificata nel bel mezzo di una rivoluzione in corso, quella del neoliberismo  – resta nell’ombra più fitta: spaccare il fronte uomini-donne per evitare che si rivolga contro padroni di supermercati, acciaierie, reggimenti di marines. Far trapelare che più omacci si fanno fuori e più occasioni ci sono per far proliferare delle Thatcher, Boldrini, Condoleeze Rice, Albright,  Hillary, Bonino, Merkel, Belem, Barbare D’Urso…


Campagna contro il ciberbullismo e le scuole, pozzi neri di sesso- e narco-nequizie.Come non condividere il fin di bene alla vista di quella poveretta esposta al ludibrio sui social, di quel gracilino angustiato dallo spaccone, di quella preside che si ritrova classi annebbiate dalla mariagiovanna e cessi senza carta igienica, sì, ma zeppi di profilattici. E dunque vai con l’eterogenesi dei fini che fanno scomparire le crepe nei soffitti, i computer rotti, l’aula-formicaio, e fanno entrare la McDonald’s che vi recluta friggitori diesel e poliziotti che sanno come ricondurre alla retta via gli scapestrati. E basta con una scuola che vuole fare la scuola, magari alla maniera di Socrate e Maria Montessori e formare cittadini piuttosto che pecore precarie. Insieme alla guerra donne-uomini, soprattutto se i secondi insistono a restare obsoletamente e aggressivamente eterosessuali, disintegriamo un altro fronte, quello intergenerazionale dei genitori e nonni, alunni e insegnanti, uniti contro la gerontocrazia dell’ordine costituito. Fa ancora venire i brividi quando accadde, nel ’68.


Campagna frontiere aperte a tutti i migranti. Quale migliore fin di bene che l’accoglienza a tutti quelli che, dal Sud del mondo, scappano da guerre, fame, disastri climatici, persecuzioni, cioè tutti tutti? Come non dividere il mantello con l’ignudo, la propria opulenza con il deprivato, la casa con chi ha perso il tucul? Non s’incontrano su questo e si nobilitano a vicenda opposti come il papa e la Bonino, Renzi e Fratoianni, Meerkel e Soros, il diavolo e l’acqua santa? E tutti gli altr? Infami xenofobi! Chi mai potrebbe pensare a un’eterogenesi dei fini come potrebbero farlo sospettare lo sradicamento di popolazioni da paesi ricchi di risorse a scopo predatorio multinazionale, la devastazione sociale e culturale nei paesi sommersi da ondate ingestibili di alienati da ricolonizzzare assimilandoli, da guerre tra poveri con conseguente dumping sociale e distrazione di massa dalla guerra al padrone?

Campagna Regeni Martire. Qui no, qui è inimmaginabile che dietro al fine sacrosanto di inchiodare alla colonna infame della sua dittatura torturifera e assassina il capo di un paese che è una prigione a cielo aperto, ci sia l’eterogenesi di mali fini! Come ventilata da sparuti complottisti che vaneggiano di sostegno propagandistico al terrorismo stragista dei Fratelli Musulmani, fiduciari storici del colonialismo, di copertura di un’operazione di spionaggio e destabilizzazione, di manovra per far fuori un regime che se la fa con gentaglia tipo Putin, Assad e Haftar e con certi suoi partner nello sfruttamento di ricchezze energetiche che è meglio che stiano al posto loro e lascino i partneriati a Bp, Shell, Total ed Exxon.

Campagna contro i vecchi e nuovi fascisti. Anche qui il fin di bene e di un’evidenza solare e le occasioni per invocarlo si susseguono a ritmo frenetico, altro che inquietante. E i brutti, rasati, inbomberati che intimidiscono brave persone in ansia per i naufraghi, utilizzando parole blasfeme come patria e nazione. E il calciatore con maglietta Salò che terrorizza tutto uno stadio salutando romanamente. E le divisioni  SA che marciano compatte sul Cimitero Maggiore di Milano e quelle SS che rastrellano voti a Ostia. E tutti quei milioni di razzisti, implicitamente fascisti, che tra Ungheria e Casa Pound, Polonia e Nigel Farage, fanno le barricate contro migranti e parlano male di George Soros che ne incoraggia e finanzia i viaggi della speranza! Fuehrer e Duce ante portas! Tutto vero e hanno voglia di berciare quelli che fantasticano dell’ennesima eterogenesi dei fini con quattro rane fatte diventare armata di buoi per distrarre dai rinoceronti, fascisti oltre il fascismo, nazisti 2.0, che, partendo da Palazzo Chigi, Casa Bianca, Bruxelles, BCE, FMI, WTO, Nato, ci si stanno incornando da dietro mentre noi, atterriti, ci proteggiamo dalle rane gonfiate che ci si parano davanti.


Mica finisce qui. Di campagne del bene con eterogenesi di fini la Cupola, con i suoi operativi transnazionali come Soros, o vernacolari come Boldrini, e i suoi strilloni di piazza come il “New York Times” o “il manifesto”, la CNN o “Piazza Pulita”, ce ne sforna a ritmo crescente, man mano che dalla rete, dai social, escono quelle fake news che rischiano di farci intravvedere quegli altri fini che  l’eterogenesi organizzata occulta. Soprattutto a quel livello internazionale che è il più pericoloso perché ci fa procedere dal particolare al generale o, come si dice oggi, dal locale al globale, e viceversa, illuminando scena e retroscena.

Fascismo in Ucraina, Honduras, Israele? Fake news.
Fermiamoci al discorso sul fascismo che incombe e minaccia di stracciare quelle carte delle libertà, dei diritti, della giustizia, dell’uguaglianza,, che con tanta abnegazione e efficacia difendono le Boldrini, i Renzi, gli Obama, i Trump, gli Juncker e i Draghi. A Kiev sponsor, padrini  e madrine di questi eroi della resistenza oggi e sempre, non si sono avveduti che un nostro intervento per i diritti umani ha fatto spuntare dal selciato di Maidan interi battaglioni e partiti che inalberano la svastica (altro che la bandiera della marina militare tedesca della prima guerra mondiale appesa da quello sprovveduto di carabiniere).

Tegucicalpa Manifestaziione contro i brogli

In Honduras è sfuggito al 99% della stampa che un intervento dell’amatissima Hillary Clinton da segretaria di Stato, nel 2009, aveva cacciato dalla presidenza il suo legittimo titolare sinistrorso, Manuel Zelaja, e l’aveva rimpiazzato con un’oligarchia che dire fascista è poco dato che, da allora, falsifica elezioni presidenziali (l’ultima vinta l’altro giorno dal candidato della pur moderata sinistra, Salvador Nasralla), stermina oppositori (gli ultimi tre durante manifestazioni venerdì scorso contro l’ennesimo broglio), rade al suolo l’habitat degli indigeni, svende banane e tutto il resto alle multinazionali e assassina eroi della resistenza come la Nobel dell’Ambiente (e mia amica) Berta Caceres (ne potete vedere l’intervista nel docufilm che ho girato dopo il golpe obamian-hillariano; “HONDURAS, IL RITORNO DEL CONDOR”). 


Aspri accusatori delle Fake News che avvelenano una rete assolutamente da bonificare , benemeriti militanti della carismatica leader Laura Boldrini, sono soprattutto gli antifascisti che il nazifascismo l’hanno sperimentato sui corpi dei loro trapassati e che oggi hanno lo sguardo più aguzzo nell’individuare il fascista, in orbace o cravatta che sia. Nessuno meglio di loro, che come riferimento hanno l’unico Stato democratico del Medioriente (oggi stretto alleato del secondo Stato democratico, quello a guida famigliare), sa scoprire il fascista evidente, dal braccio levato, o quello che si manifesta cianciando di quote di immigrati da distribuire, di Ong in business con deportatori e trafficanti, di Eurocrati ligi alle  lobby, sovranità nazionale, identità storica, radici.

Un loro correligionario, fuoruscito dall’Unico Stato Democratico, Ilan Pappé, illustre storico e perciò esule, ha voluto sollecitare l’acutissima sensibilità antifascista dei talmudisti puntando il dito su alcune fenomenologie di quello Stato. Il libro si intitola “La più grande prigione sulla Terra: Storia dei territori occupati”. E dice: “Una struttura di invasori colonialisti con la quale un movimento di coloni ha colonizzato una patria altrui… Nel 21° secolo continua a essere implementata la stessa ideologia di pulizia etnica e spossessamento… Il progetto degli invasori colonialisti prevedeva uno spazio ebreo totalmente privo di palestinesi…l’80% dei palestinesi che vivevano nello Stato di Israele divennero rifugiati…parliamo di centinaia di migliaia di palestinesi a cui non è consentito di tornare neppure in Cisgiordania o a Gaza…Israele utilizza il modello della prigione a cielo aperto in Cisgiordania e quello di massima sicurezza a Gaza…Perfino il presidente palestinese non può spostarsi senza che il carceriere israeliano gli apra la gabbia…In Palestina Israele ha imposto una mappa strategica, per il controllo militare, e una mappa biblica posta in mezzo a conglomerati palestinesi…sono tutte illegali…Non si deve parlare di “occupazione”, che comporta una situazione temporanea, si deve parlare di colonizzazione, una colonizzazione iniziata nel XIX secolo e che continua tuttoggi… il cosiddetto processo di pace è servito a Israele per ulteriore colonizzazione… Si deve parlare di pulizia etnica, si deve parlare di uno Stato dell’apartheid… ma di questo i media non riferiscono”. Potrebbe far sentire lezzo di fascismo.
Già, trattasi di fake news.




E se vi stuzzica la curiosità di sapere quali sono i più validi combattenti contro le Fake news nell’ambito vigorosamente antifascista del Parlamento Europeo, andate a vedere al link qui sotto l’elenco di coloro che George Soros, socio golpista di Hillary, afferma “fidati alleati della sua Open Society Foundation”. Quelli italiani ve li anticipo qui.

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Titolo del documento:
“Affidabili alleati nel Parlamento Europeo (2014-2019)
KUMGUAT Consult, for the Open Society European Policy Institute”
Membri di vertici, commissioni, comitati, delegazioni, OSCE, Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, Corte Europea per i diritti umani, TTIP, membri dei singoli paesi

ITALIA
Benifei Brando Maria SD
Cofferati Sergio Gaetano SD
Cozzolino Andrea SD
De Monte Isabella SD
Gentile Elena, SD
Gualtieri Roberto SD
Kyenge Kashetu SD
Morgano Luigi SD
Mosca Alessia Maria SD
Pittella Gianni, SD
Schlein Elena Ethel SD
Spinelli Barbara GUE
Viotti Daniele SD
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Uomini e donne
Salvatore Penzone ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "DIVIDE ET IMPERA,Guerra per bande anglosassoni e ...":

Quella della violenza nelle relazioni tra l’uomo e la donna è una narrazione gonfiata ad arte. Ai tg le statistiche e le relative argomentazioni, quelle che raccontano i fatti, non vengono prese in considerazione perché tutto il tam tam che fanno i media non avrebbe senso, visto che nello specifico i dati sui casi di violenza ci dicono che la violenza di genere in Italia dal 1998 è molto diminuita, mentre la media negli altri paesi europei è quasi del doppio. In più in un terzo dei casi sono le donne a procurare violenza sull’uomo. Quindi la diffusione della violenza è orizzontale e investe tutte le categorie e i generi ma questo non viene detto perché la costruzione “ideologica” non potrebbe più reggere.
I seguenti dati sono forniti dalle prefetture e raccolti dal ministero dell'interno, sono dati reali che ognuno può leggere come vuole ma che danno comunque un quadro molto diverso da quello che sta producendo, da qualche anno, l’allarme mediatico. Secondo i dati del ministero dell'interno i delitti a sfondo sessuale nel 2016 sono stati 1.308 dei quali 251 commessi da donne, mentre sono state 1.057 quelli commessi da uomini. Nel 2013 il totale di questi delitti erano 4.488 il che porta a un calo rispetto al 2016 di 3.180 delitti, il 71%, mentre la percentuale della differenza tra delitti commessi da uomini e quelli commessi da donne è rimasta invariata. I casi di lesioni dolose sempre riferite alla violenza di genere nel 2016 sono stati 21.480 di cui 7.680 i casi di lesioni inferte da donne mentre i restanti 13.800 sono quelli riferiti a lesioni inferte da uomini. Nel 2013 le lesioni dolose erano state 66.317 con un calo nel 2016 di circa il 30% mentre le differenze percentuali tra uomini e donne restano costanti.
Il totale, invece, degli episodi di percosse nel 2016 è stato di 4.718. Le donne che le hanno subite sono state 2.154, mentre il numero degli uomini che le ha subite sale in questo caso a 2.564. http://www.interno.gov.it/it/notizie/focus-sulla-violenza-genere-alla-prefettura-cagliari
Ora ci dobbiamo chiedere, considerando la reale portata del fenomeno, anche a fronte del numero di violenze non denunciate che confermano la mancanza di certezza assoluta sui dati, perché viene messa su una campagna del terrore che fomenta odio nella coppia quando poi lo stesso è in continuo calo già dall’inizio degli anni 70?

Fulvio Grimaldi
fonte http://fulviogrimaldi.blogspot.it/